
A TrentoAlta amiamo l’autunno perché questa stagione permette di esercitare, allo stesso tempo, l’arte di stare dentro e quella di avere ancora un fuori tutto da esplorare.
E Hygge? Beh, ci sono parole straniere che importiamo perché ci manca quella cosa e altre che arrivano quando il concetto esiste già, disseminato nelle abitudini, negli oggetti e persino nell’architettura, ma nessuno aveva ancora pensato di raccoglierlo sotto un unico nome. Hygge appartiene probabilmente alla seconda specie.
La parola è danese, benché la sua storia linguistica attraversi più in generale il Nord Europa, e indica una condizione difficile da comprimere nell’italiano “accogliente”: contiene familiarità, benessere, intimità, piacere della compagnia e una certa disposizione a sottrarre un pezzo di tempo alla performance.
Il suo successo internazionale le ha però costruito intorno un apparato iconografico ormai quasi obbligatorio. Candele, lana, legno chiaro, tazze strette fra le mani, colori neutri. L’hygge è diventato talmente riconoscibile che ha generato un paradosso interessante: abbiamo trasformato in estetica una parola nata per descrivere soprattutto un modo di relazionarsi.
Una coperta, dopotutto, non basta a rendere accogliente una stanza. Diventa significativa quando qualcuno la cerca perché ha freddo, ci si avvolge dopo essere rientrato, ci si accoccola per leggere un libro o guardare una serie. Gli oggetti che associamo all’hygge funzionano perché collaborano alla creazione e al mantenimento di un’atmosfera che ci fa stare bene. È un design che alimenta la relazione fra un corpo, uno spazio, una temperatura e un tempo. Privati di queste relazioni, gli “oggetti hygge” restano puro arredamento.
Mi sono innamorata di diversi concetti scandinavi legati allo stile di vita, concetti che volevo offrire agli ospiti dell’Hotel TrentoAlta. Non solo oggetti di design, quindi, ma un’architettura emozionale, se così posso chiamarla.
Poi mi sono chiesta: ma davvero nella nostra tradizione non esiste un equivalente di Hygge? Ed è proprio qui che una parola arrivata dalla Danimarca comincia curiosamente a parlare anche trentino.
Nelle case alpine esiste da secoli un oggetto-spazio che racconta una storia affine: la Stube, un tempo l’unica stanza riscaldata della casa, rivestita di legno e organizzata intorno alla stufa.
Pensarla come l’antenata rustica del soggiorno sarebbe riduttivo. Nella stube si concentravano attività che altrove potevano occupare ambienti diversi: si mangiava, si lavorava, si conversava, si pregava e, in alcuni casi, si dormiva. Il calore non era solo una semplice qualità piacevole della stanza ma interveniva sulla pianta invisibile della vita domestica, facendo gravitare attorno a sé persone e attività.
Il freddo sicuramente aiutava! Lo spazio esterno non era poi così vivibile e quella contrazione, invece di essere una privazione, diventava l’occasione per stare insieme.
Forse è anche per questo che ho sentito l’hygge tanto familiare (e spero sia lo stesso per te). Dietro le candele che arredano e profumano ho riconosciuto un principio antico. Penso che il comfort non dipenda soltanto dalle cose che possediamo, ma dalle distanze che quelle cose riescono a colmare.
Ammettiamolo, l’autunno rende questo meccanismo particolarmente evidente perché cambia il significato degli oggetti senza bisogno di sostituirli. Una tazza è la stessa tazza di luglio, no? Una coperta ha lo stesso peso, la stanza ha gli stessi metri quadrati (ma le nostre sono molto spaziose, aha). Eppure basta che fuori la temperatura scenda, che alle sei cominci a fare buio, che tornando a casa ci si tolga una sciarpa, perché tutto acquisti una funzione diversa.
Abbiamo l’abitudine di trattare caldo, luce, morbidezza e riparo come qualità assolute, ma una parte del piacere che producono deriva dal loro contrario che abbiamo appena sperimentato. Entriamo in una stanza calda ancora infreddoliti e per un po’ quel freddo ci “insegue” facendoci apprezzare ancora di più il rientro. O una luce gentile dà già l’idea di casa dall’esterno, dove tutto intorno c’è il buio.
Credo che vivere l’autunno trentino sia una meraviglia proprio perché la stagione ci lascia uscire e contemporaneamente prepara il piacere del nostro rientro. Se riducessimo l’hygge all’arte di “stare all’interno”, penso che perderemmo tante sfumature bellissime.
Nel vocabolario nordico esiste friluftsliv, termine norvegese che significa più o meno “vita all’aria aperta”. Il significato è semplicemente lo stare fuori, camminare, attraversare un bosco, lasciare che il meteo torni a essere qualcosa che si sente sulla pelle invece di un dato sul telefono. Se vuoi mettere alla prova il concetto, abbiamo raccolto alcuni luoghi dove vedere il foliage a Sardagna e nei dintorni di Trento.
Di nuovo, i contrasti. Una casa o una camera d’hotel nella quale non si rientra è soltanto un interno. Il ritorno, invece, porta con sé quello che è successo altrove: poi sta a te decidere cosa far entrare e cosa lasciare fuori.
Qui a TrentoAlta la parola hygge ci piace e credo che continueremo a usarla. Ci piacciono soprattutto tutti i significati che una parola riesce a tenere insieme.
TrentoAlta Hotel si trova a Sardagna, nel cuore di Trento, ma un po’ più su. È un punto da cui partire per scoprire o riscoprire la città e quello a cui tornare dopo.
Dalla terrazza panoramica accade allora qualcosa di curioso: le strade percorse, le piazze attraversate e i luoghi in cui siamo stati durante il giorno non sono più una successione di tappe! Rientrano tutti nello stesso paesaggio, mentre tu, nel frattempo, rientri nella pace della tua camera.
Se stai pensando di trasformare tutta questa teoria in qualche giorno d’autunno vero, qui trovi anche la nostra guida a cosa fare a Trento a ottobre 2026, tra Autumnus, Festival dello Sport e qualche deviazione fuori programma.
Hygge wird häufig mit Kerzen, Decken und gemütlichen Räumen verbunden. Hinter dem dänischen Begriff steckt jedoch mehr: Wärme und Geborgenheit entstehen nicht nur durch Gegenstände, sondern durch die Beziehung zwischen Menschen, Räumen und Zeit. Auch die Alpen besitzen dafür eine eigene Kultur. Die traditionelle Stube war nicht einfach ein beheizter Raum, sondern der warme Mittelpunkt des Hauses, an dem sich ein großer Teil des täglichen Lebens versammelte.
Im Herbst wird das Verhältnis zwischen draußen und drinnen besonders spürbar. Von Sardagna oberhalb von Trient kann man zwischen Kastanienbäumen spazieren, die kühler werdende Luft erleben und anschließend in die Wärme zurückkehren.
Das TrentoAlta Hotel liegt in Sardagna, mitten in Trient und doch ein Stück darüber. Von hier lässt sich die Stadt entdecken und am Ende des Tages aus einer anderen Perspektive wiederfinden: Von der Panoramaterrasse fügen sich die Orte des Tages unten wieder zu einer einzigen Landschaft zusammen.
Hygge is often associated with candles, blankets and cosy interiors, but the Danish idea describes something broader. Comfort is not simply a collection of objects; it grows out of the relationship between people, places, time and the world outside. Alpine culture has its own history of this idea. The traditional Stube was not merely a heated room, but the warm centre around which much of everyday life gathered.
Autumn makes the relationship between indoors and outdoors especially tangible. From Sardagna, above Trento, you can walk among chestnut trees, feel the cooler air and return indoors with a different perception of warmth.
TrentoAlta Hotel is in Sardagna, in the heart of Trento, only a little higher up. It is a place from which to discover the city and to see it differently when you return. From the panoramic terrace, the streets and places experienced during the day come together again below as a single landscape.